Rio Ferdinand, leggenda del Manchester United e della Nazionale inglese, è oggi uno degli opinionisti televisivi più stimati, autorevoli e carismatici del panorama calcistico britannico. Eppure, la sua strada nel post-carriera avrebbe dovuto essere un’altra, decisamente più vicina al rettangolo verde. L’ex difensore centrale era infatti pronto a sedersi su una panchina di Premier League, ma un dramma personale e devastante lo ha costretto a stravolgere completamente i suoi piani di vita e professionali.
A rivelarlo è stato lo stesso Ferdinand nel corso di una profonda ed emozionante chiacchierata con un’altra vecchia conoscenza del calcio inglese, l’ex centrocampista del Liverpool Thiago Alcântara. Un retroscena intimo e doloroso, ripreso anche dalle colonne del Mundo Deportivo, che svela il motivo per cui l’ex colonna dei Red Devils ha dovuto abbandonare il sogno della panchina.
La rinuncia per i figli: “Allenare richiede il 100%”
“Volevo fare l’allenatore ed ero sulla buona strada“, ha confessato a cuore aperto l’ex capitano dello United. “Stavo quasi per ottenere la licenza UEFA quando mia moglie è morta e questo ha rovinato tutto. Ha lasciato tre figli piccoli, quindi ho dovuto rinunciare immediatamente. Essere un manager significa essere concentrato al 100%, 24 ore su 24, e in quel momento non potevo assolutamente fare entrambe le cose contemporaneamente”.
La tragica scomparsa della moglie Rebecca, avvenuta nel 2015 a causa di un tumore aggressivo a soli 34 anni, ha segnato uno spartiacque totale nella vita di Rio. Di fronte alla necessità di fare da padre e da madre ai suoi tre bambini, l’ex difensore ha scelto di mettere totalmente da parte le proprie ambizioni sul campo, preferendo un ruolo da opinionista (diventando negli anni il volto di punta di TNT Sports e della BBC) che gli permettesse di rimanere vicino alla sua famiglia.
Un leader mancato per la Premier League
Chi ha giocato con lui o sotto la sua guida ha sempre descritto Ferdinand come un allenatore in campo: carismatico, tatticamente impeccabile, un leader vocale nato. Il calcio inglese ha perso, per ovvie e sacrosante ragioni umane, un potenziale grandissimo manager, ma ha guadagnato un uomo che ha saputo ridefinire le proprie priorità davanti al dolore più grande, rimanendo comunque un punto di riferimento assoluto per tutti gli appassionati di Premier League.
