Il gigante buono del Newcastle, Dan Burn, ha deciso di scendere in campo per la partita più importante: quella contro il tabù della salute mentale. In occasione della “Settimana della Consapevolezza sulla Salute Mentale” e del lancio dell’iniziativa ‘One of Our Own’, il difensore dei Magpies si è messo a nudo in un’intervista sincera ai microfoni di BBC Look North, raccontando il proprio percorso personale e i sogni che ancora coltiva a 34 anni.
“La terapia è stata fondamentale”: la missione di Burn
Non è comune vedere un centrale di Premier League parlare apertamente di fragilità, ma Burn ha scelto di farlo per essere un esempio per le nuove generazioni: “Voglio aiutare i miei figli e i giovani che si affacciano a questo mondo. Durante la carriera affronteranno situazioni inedite e io cerco di trasmettere loro piccoli pezzi di saggezza. La terapia ha funzionato molto bene per me,” ha confessato Burn.
Il difensore ha poi sottolineato come non esista una formula magica universale: “Ognuno deve trovare la sua strada, che sia la terapia o il calcio camminato. L’importante è sapere che c’è sempre qualcosa che puoi fare per aiutare te stesso e gli altri.”
L’ultimo treno per i Mondiali: “Voglio esserci”
Oltre al sociale, il cuore di Burn batte forte per la maglia dei Tre Leoni. Dopo la prima convocazione ottenuta lo scorso anno, il difensore spera di convincere il CT Thomas Tuchel a inserirlo nella lista per i Mondiali 2026 in Nord America: “Desidero disperatamente esserci. Ho 34 anni e so bene che questa è la mia ultima occasione, sarei sorpreso di essere ancora in corsa per la prossima Coppa del Mondo”.
Un percorso di rinascita, quello di Burn, che dai tempi del Fulham nel 2016 ha scalato le gerarchie del calcio inglese fino a diventare un perno del Newcastle. Ora, mentre il torneo iridato (11 giugno – 19 luglio) si avvicina, il centrale aspetta la chiamata della vita: “Speriamo di aver fatto abbastanza. Lo scopriremo tra un paio di settimane”.
