01 Ottobre 2026,ore 13.40

Chi è Rui Pinto, l’hacker di Football Leaks che ha scoperchiato il caso Manchester City

etihad stadium

Dietro il terremoto finanziario che ha travolto il Manchester City c’è anche un portoghese appassionato di computer: Rui Pinto, 37 anni, l’uomo che ha creato Football Leaks e fornito i documenti da cui sono partite alcune delle più importanti inchieste sul calcio europeo. Per alcuni è un hacker e un criminale informatico, per altri un whistleblower che ha permesso di conoscere ciò che accadeva dietro le quinte del calcio miliardario.

Originario di Vila Nova de Gaia, vicino Porto, Pinto studiò storia e sviluppò da autodidatta notevoli competenze informatiche. Nel 2015, mentre viveva a Budapest, fondò Football Leaks, piattaforma attraverso la quale iniziarono a emergere contratti, email, accordi commerciali e documenti riservati riguardanti club, agenti e calciatori. Tra il 2015 e il 2018 condivise milioni di file con giornalisti europei.

La svolta per il Manchester City arrivò nel 2018, quando Der Spiegel pubblicò una serie di inchieste basate sui documenti ottenuti tramite Football Leaks. Le email sollevarono interrogativi sulla provenienza dei ricavi da sponsorizzazione del club e sul rispetto delle norme finanziarie. Quelle rivelazioni contribuirono ad avviare prima l’indagine UEFA e poi quella della Premier League.

La sua storia

La storia di Pinto resta però controversa. Arrestato in Ungheria nel 2019 ed estradato in Portogallo, nel 2023 è stato condannato a quattro anni con pena sospesa per nove reati, tra cui accesso informatico illegittimo, violazione della corrispondenza e tentata estorsione. Pinto ha sempre rivendicato il proprio ruolo di whistleblower e sostenuto di aver agito nell’interesse pubblico.

Negli anni ha inoltre collaborato con le autorità consegnando milioni di documenti ed è stato inserito nel programma portoghese di protezione dei testimoni, terminato nel 2026.

Senza Football Leaks, probabilmente il caso City non avrebbe assunto le dimensioni attuali. Pinto non ha emesso verdetti e non ha condotto l’indagine della Premier: ha fornito il materiale che ha permesso ai giornalisti di aprire il vaso di Pandora, dando origine a una vicenda destinata a segnare la storia del calcio inglese.