Centinaia di banane gonfiabili nel settore ospiti di Anfield. È una delle immagini più curiose di Liverpool-Manchester City, terminata 3-0 per la squadra di Pep Guardiola. Ma perché i tifosi dei Citizens hanno deciso di portarle allo stadio?
Il gesto non nasce da una provocazione razzista, bensì da una tradizione del tifo del Manchester City che risale al 1987. In quel periodo, quando il club giocava nella seconda divisione inglese, un sostenitore di nome Frank Newton portò una banana gonfiabile al vecchio Maine Road.
L’oggetto divenne rapidamente popolare, anche grazie a un gioco di parole legato all’attaccante Imre Varadi, soprannominato scherzosamente dai tifosi Imre Banana. Nel giro di poche settimane le tribune si riempirono di banane e altri oggetti gonfiabili, trasformati in un simbolo dell’identità dei sostenitori.
La scelta di riproporre quella tradizione proprio contro il Liverpool non è casuale. Il City è tornato in campo per la prima volta dopo la decisione della commissione indipendente sulle violazioni finanziarie del club, contro la quale è stato presentato appello.
In un clima particolarmente ostile, tra striscioni di protesta e cori dei tifosi del Liverpool, i sostenitori del Manchester City hanno voluto rivendicare la propria storia precedente all’arrivo dello sceicco Mansour nel 2008.
Le banane sono diventate così un messaggio di appartenenza: ricordare che il Manchester City esisteva molto prima dei grandi investimenti e continuerà a essere sostenuto indipendentemente dalle possibili sanzioni.
