Un fulmine a ciel sereno scuote l’atmosfera di Selhurst Park, ma stavolta le questioni di campo e i risultati di Premier League non c’entrano nulla. Il Crystal Palace si trova al centro di un polverone mediatico e morale a causa dell’attacco frontale sferrato dalla PETA, il colosso mondiale per la tutela degli animali. L’organizzazione ha inviato una lettera durissima direttamente sulla scrivania della CEO del club, Sharon Lacey, chiedendo il ritiro immediato di Phoenix, la splendida aquila di mare testabianca che dallo scorso agosto vola sul prato dello stadio prima dei match casalinghi.
La denuncia della PETA: “Fari, cori e stress. Uno stadio non è un habitat”
L’affondo dell’associazione punta il dito contro le condizioni a cui viene sottoposto il rapace durante il rituale pre-partita. Secondo la PETA, l’ambiente di uno stadio moderno, saturo di fari accecanti, cori assordanti e un frastuono infernale, rappresenta un fattore di stress intollerabile per un animale selvatico:
“Uno stadio illuminato a giorno e straripante di tifosi urlanti non è il posto adatto per un animale selvatico. Le aquile sono autentici simboli di libertà, non oggetti di scena o giocattoli per intrattenere il pubblico.”
A rincarare la dose ci pensano i precedenti citati dai media britannici, tra rapaci disorientati dalle luci, gufi colpiti da pallonate e persino incidenti in tribuna, senza dimenticare un piano di volo già abortito dallo staff del Palace all’ultimo secondo sul terreno di gioco.
Dal mito di Kayla al ritorno di Phoenix: l’identità degli Eagles
Il legame tra il club londinese e le aquile ha radici profonde, nate nel 1973 quando lo storico manager Malcolm Allison sostituì il vecchio soprannome di “Vetrai” (Glaziers) con quello di Eagles. La tradizione di schierare un rapace vero ha toccato l’apice tra il 2010 e il 2020 con la mitica Kayla, idolo indiscusso della tifoseria per dieci stagioni fino alla sua scomparsa.
Dopo quattro anni di pausa, ad agosto 2024 era arrivato il debutto di Phoenix, addestrata in una fondazione del Kent. La PETA, tuttavia, spinge affinché il club rinunci definitivamente agli animali vivi, affidando l’animazione unicamente alle mascotte in costume “Pete e Alice”.
Tifoseria e social divisi: scontro aperto tra tradizione e sensibilità moderna
La richiesta dell’associazione ha scatenato un vero e proprio derby sui social network e sulle piattaforme d’Oltremanica. Da una parte, i sostenitori tradizionalisti difendono a spada tratta la consuetudine, ricordando come Phoenix sia nata e cresciuta in un centro specializzato e curata con i massimi standard; dall’altra parte, però, molti appassionati e fan neutrali riconoscono la fondatezza della protesta, sottolineando come nel 2026 la sensibilità nei confronti del benessere animale debba superare le logiche dello spettacolo da stadio.
