Dalle battaglie a centrocampo alla conquista del mercato globale della biochimica: la parabola di Mathieu Flamini è una delle più incredibili del calcio moderno. L’ex mediano francese, ritiratosi nel 2019, non è più “solo” un ex calciatore, ma un titano dell’industria green con la sua GFBiochemicals.
Secondo le ultime stime di Forbes, il patrimonio di Flamini avrebbe raggiunto la cifra astronomica di 10 miliardi di sterline. Una potenza economica tale da alimentare con forza le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane: secondo Topskills Sports UK, Flamini starebbe seriamente valutando l’ingresso in società nell’Arsenal, il club dove ha collezionato 153 presenze e lasciato un ricordo indelebile.
Un impero nato tra Milanello e la chimica verde
Intervistato dalla Harvard Business Review, Flamini ha spiegato come la sua visione imprenditoriale sia nata proprio durante gli anni passati in Italia: “Quando arrivai al Milan a 24 anni, ero uno dei più giovani. Vedere i miei compagni già attivi in altri settori fuori dal campo mi ha spinto a interrogarmi presto sul mio futuro da imprenditore“, ha confessato l’ex centrocampista.
Quell’ispirazione, unita a una profonda coscienza ecologica, lo ha portato a fondare un colosso della “chimica verde” per contrastare il riscaldamento globale. Un successo che Flamini attribuisce alla mentalità acquisita sul campo: “Tra lo sport d’élite e l’azienda i paralleli sono infiniti: gestione della pressione, determinazione e spirito di sacrificio”.
Ritorno a Londra: Flamini sfida l’era Kroenke?
Il possibile coinvolgimento di Flamini nell’assetto societario dei Gunners rappresenterebbe un ritorno romantico e, allo stesso tempo, una svolta epocale. Attualmente il club è saldamente nelle mani dell’americano Stan Kroenke, ma l’ingresso di una figura come Flamini, amata dai tifosi e con una disponibilità economica da top player mondiale, potrebbe cambiare le gerarchie o portare nuova linfa alla dirigenza londinese.
Per Flamini, investire nell’Arsenal non sarebbe solo un affare economico, ma la chiusura di un cerchio perfetto: rimettere il suo impero “verde” al servizio del club che lo ha consacrato nel grande calcio.
