Ventidue anni di attesa, sofferenze, rinascite e promesse finalmente mantenute. L’Arsenal è tornato sul tetto d’Inghilterra e il grande architetto di questo capolavoro, Mikel Arteta, non è riuscito a trattenere l’emozione. Al termine dei festeggiamenti sul prato dell’Emirates, il tecnico spagnolo si è lasciato andare, celebrando insieme al popolo dei Gunners un titolo che a Londra sponda biancorossa mancava dalla leggendaria stagione degli Invincibili.
Un percorso lungo, tortuoso, iniziato tra lo scetticismo generale e culminato in un’apoteosi meritata. Arteta ha voluto dedicare il successo proprio a chi non ha mai smesso di crederci.
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“Un cammino complicato, ma guardate gli spalti”
Intervenuto ai microfoni di Sky Sports subito dopo la consegna della Premier League, Arteta ha faticato a trovare le parole, visibilmente toccato dal calore del pubblico:
“È qualcosa di meraviglioso. Basta guardare la felicità delle persone sugli spalti: aspettavano questo momento da tantissimo tempo. Durante il cammino abbiamo attraversato anche fasi complicate, ma quando vedi una reazione del genere capisci che ogni sacrificio è stato ripagato”.
Il tecnico ha poi analizzato i fattori chiave di una cavalcata trionfale, indicando nell’unione dello spogliatoio il vero segreto del successo: “La squadra ha mostrato una connessione straordinaria, grande dedizione e tanto coraggio. Tutto ciò che ci circondava ci ha dato ulteriore motivazione per raggiungere questo obiettivo”.
“Via il cappello da allenatore”
Niente più lavagne tattiche, sessioni video o pressioni da conferenza stampa. Almeno per qualche giorno, il rigido manager basco lascerà spazio all’uomo. Arteta ha infatti ammesso di voler staccare la spina per godersi il trionfo gomito a gomito con i suoi ragazzi.
“Adesso è il momento di divertirsi e godersi ciò che abbiamo conquistato. Per qualche giorno posso togliere il cappello da allenatore” ha scherzato Arteta, pochi istanti prima di essere interrotto, circondato e lanciato in aria in trionfo dai suoi stessi giocatori.
L’Arsenal è di nuovo Campione d’Inghilterra. E il merito è soprattutto del suo condottiero.
