Il mercato dell’Everton si è chiuso nel modo peggiore possibile. I Toffees sono arrivati al Deadline Day con la necessità di rinforzare l’attacco, ma alla fine hanno visto saltare proprio l’operazione sulla quale avevano puntato per risolvere il problema.
La situazione è diventata critica dopo la cessione di Beto alla Fiorentina per circa 15,5 milioni di sterline. Poco dopo, l’Everton ha intensificato i contatti per Folarin Balogun, arrivando a un accordo con il Monaco sulla base di circa 40 milioni di sterline. L’attaccante è persino arrivato a Liverpool per completare le visite mediche.
Poi è arrivato il colpo di scena. Le visite hanno fatto emergere un problema e la trattativa è stata rimessa in discussione. Everton e Monaco hanno provato a modificare la struttura dell’operazione, con una parte più bassa pagata subito e maggiori bonus. Il club ha anche presentato una deal sheet per guadagnare tempo, ma alla fine Balogun ha deciso di non completare il trasferimento.
Tutto su Barry
A quel punto è partita la corsa contro il tempo. L’Everton ha provato a prendere Joshua Zirkzee dal Manchester United, ma il prestito non è andato in porto. È stato valutato anche Tammy Abraham, senza successo.
Il risultato è pesante: David Moyes si ritrova con Thierno Barry come unico centravanti riconosciuto. Un finale paradossale per un club che, dopo aver ceduto diversi giocatori offensivi, aveva la necessità assoluta di aggiungere un attaccante.
Il problema non è quindi soltanto aver perso Balogun. È il fatto che l’Everton abbia costruito il proprio Deadline Day attorno a un’operazione diventata improvvisamente indispensabile, senza riuscire a portare a casa un’alternativa quando tutto è saltato. E ora la pressione sulla dirigenza e sulla proprietà sarà inevitabilmente enorme.
