Il calcio inglese si ritrova a fare i conti con un’ondata di odio senza precedenti. L’ultimo turno di Premier League è finito nell’occhio del ciclone dopo che quattro calciatori — Wesley Fofana (Chelsea), Tolu Arokodare (Wolverhampton), Romaine Mundle (Sunderland) e Hannibal Mejbri (Burnley) — hanno denunciato pubblicamente i vili insulti razzisti ricevuti online.
Il grido dei giocatori: “Nulla cambia”
A scoperchiare il vaso di Pandora è stato il difensore dei Blues Wesley Fofana, che ha pubblicato gli screenshot degli insulti ricevuti dopo la gara contro il Burnley. Lo sfogo del francese è amaro: “2026, è sempre la stessa storia. Create grandi campagne, ma nessuno fa nulla“.
Sulla stessa linea Arokodare (Wolves), incredulo davanti alla libertà di espressione concessa a questi individui: “Non dovrebbero avere posto nel nostro sport, servono punizioni collettive“.
La risposta dei club e delle istituzioni
Chelsea, Wolverhampton e Sunderland hanno fatto muro attorno ai propri tesserati con comunicati durissimi, segnalando i profili alle piattaforme social e alle autorità. Ma la reazione stavolta è andata oltre il mondo del calcio:
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La Polizia: Mark Roberts, capo dell’UKFPU, ha annunciato l’apertura di un’indagine ufficiale: “Chi pensa di nascondersi dietro un computer si sbaglia di grosso. Faremo di tutto per assicurarli alla giustizia“.
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Il Governo: Anche Downing Street è intervenuta tramite il portavoce del Primo Ministro, definendo “abominevole” il razzismo subito dai calciatori e lodando il coraggio di chi ha denunciato.
La palla passa ora alla Premier League e alla polizia britannica: con quattro episodi in un solo weekend, la pressione per una riforma delle sanzioni contro l’odio online non è mai stata così alta.
