Nove mesi. Tanto è bastato per passare dal paradiso dei Paesi Baschi al purgatorio della zona retrocessione. Il Tottenham che oggi si guarda allo specchio non riconosce più il volto che, solo lo scorso maggio, sollevava la UEFA Europa League a Bilbao. Quel trofeo doveva essere il punto di svolta, la fine di un digiuno durato 17 anni e l’inizio di una nuova era. Invece, si sta rivelando il classico “canto del cigno” di una gestione sportiva ormai alla deriva.
Il fallimento dell’esperimento Frank
I numeri della crisi sono impietosi e non ammettono repliche. Il 16° posto in Premier League dopo 26 giornate è un insulto alla storia recente degli Spurs. Con appena 29 punti in classifica e un margine di soli cinque punti sulla relegation zone, la parola “retrocessione” non è più un tabù, ma una minaccia reale.
L’esonero di Thomas Frank è stato l’inevitabile epilogo di un disastro annunciato:
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2 vittorie nelle ultime 17 gare di campionato.
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Una media punti da squadra di bassa classifica.
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Uno spogliatoio che sembra aver perso ogni bussola tattica.
L’arrivo di Igor Tudor ad interim e la fuga lampo di John Heitinga (durato appena 33 giorni) raccontano di un club in preda al caos comunicativo e tecnico. Se l’Europa sorride ancora – con un quarto posto nel girone unico e gli ottavi già in tasca – è solo per inerzia e per la qualità dei singoli, perché in patria la squadra è un pugile suonato che barcolla ad ogni colpo.
L’accusa di Postecoglou: “Grandi solo a parole”
Non è solo una questione di sfortuna o di infermeria, nonostante le pesanti assenze di James Maddison e Dejan Kulusevski. Il problema è strutturale. Lo ha urlato al mondo Ange Postecoglou dai microfoni di The Overlap: il Tottenham soffre di una cronica mancanza di ambizione reale. Il club si autoproclama “Big Six”, ma non opera sul mercato con la cattiveria e la potenza di fuoco dei suoi competitor.
Nemmeno l’addio di Daniel Levy, per anni parafulmine di ogni critica, sembra aver rimosso il tappo. La cultura del “vorrei ma non posso” è rimasta intatta.
Un bilancio appeso a un filo
Mentre i tifosi sognano il ritorno romantico di Mauricio Pochettino, la realtà dei fatti è molto più fredda e preoccupante. Una mancata qualificazione alle coppe europee – o peggio, un’impensabile retrocessione – farebbe scattare clausole sanguinose nei contratti di sponsorizzazione. Si parla di decine di milioni di sterline pronti a svanire nel nulla.
Champions League e FA Cup sono le ultime due scialuppe di salvataggio. Vincere per non affondare, letteralmente. Perché se il Tottenham dovesse fallire anche questi obiettivi, il prezzo da pagare non sarà solo sportivo, ma un ridimensionamento economico che potrebbe segnare il club per gli anni a venire.
