Sei punti in sei giornate e il peggior avvio in Premier League dal 1986/87. Il Manchester United di Michael Carrick è entrato ufficialmente in crisi, ma il problema non può essere spiegato soltanto con i risultati. Il pareggio per 1-1 contro il Tottenham, arrivato nonostante il vantaggio e la superiorità numerica, ha mostrato ancora una volta tutti i limiti dei Red Devils.
Il primo problema è la mancanza di identità nel gioco. Contro gli Spurs, lo United ha sofferto a lungo il pressing avversario, faticando a costruire dal basso e a trovare collegamenti tra centrocampo e attacco. Carrick stesso ha ammesso che la squadra era in ritardo nella pressione e lasciava troppi spazi.
Il secondo riguarda la gestione delle partite. Dopo il gol di Bryan Mbeumo e l’espulsione di Rodrigo Bentancur, lo United avrebbe dovuto controllare il risultato. Invece ha continuato a concedere iniziativa agli avversari, fino al pareggio di Dominic Solanke nel recupero.
Che difficoltà
C’è poi il problema dell’efficacia offensiva. Le occasioni per chiudere la partita non sono mancate, ma gli attaccanti hanno sprecato opportunità importanti, mantenendo in vita il Tottenham.
Infine, pesa la fragilità difensiva. Lo United continua a commettere errori individuali nei momenti decisivi e fatica a proteggere la propria area anche quando ha un uomo in più.
Carrick aveva convinto nella parte finale della scorsa stagione, ma adesso le certezze sembrano scomparse. La rosa ha qualità, ma manca equilibrio tra i reparti e continuità nell’interpretazione delle partite.
La prossima fase, tra Champions League e campionato, sarà fondamentale per capire se il tecnico riuscirà a trovare rapidamente le soluzioni.
