23 Marzo 2026,ore 13.36

La favola di James Trafford: dall’ombra di Donnarumma al tetto di Wembley

james trafford

C’è stato un momento, nell’ultimo giorno del mercato estivo, in cui i sogni di James Trafford sembravano essersi infranti contro l’arrivo a sorpresa di Gigio Donnarumma. Tornato al Manchester City per prendersi la maglia numero uno dopo la crescita esponenziale al Burnley, il classe 2002 si è ritrovato improvvisamente a fare da spettatore non pagante. Ma a Wembley, nella finale di Carabao Cup vinta 2-0 contro l’Arsenal, il copione è cambiato.

Un muro contro i Gunners

Pep Guardiola, fedele alla sua filosofia di premiare i “portieri di coppa”, gli ha affidato le chiavi della porta nel match più importante della competizione. Trafford ha risposto presente. Prima negando il gol a Havertz con un riflesso fulmineo, poi murando Bukayo Saka in un paio di occasioni cruciali. Se la doppietta di Nico O’Reilly ha regalato il trofeo agli Sky Blues, le mani di Trafford hanno tenuto a galla la squadra nei momenti di massima pressione dei Gunners.

“Ero la quinta scelta, ora sono qui”

Ai microfoni di Sky Sports UK, l’emozione del portiere inglese era tangibile: “Quattro o cinque anni fa, quando il City batté gli Spurs in finale, io ero la quarta o quinta scelta. Immaginavo che un giorno quel trofeo lo avrei vinto io da protagonista“.

Un viaggio lungo, partito dal nord-ovest della Cumbria, che lo ha portato a sollevare la nona Carabao Cup della storia del club davanti a tutta la sua famiglia.

La dura realtà dietro le quinte

Nonostante la gioia, Trafford non ha nascosto le difficoltà di una stagione vissuta all’ombra di Donnarumma: “Non è stato affatto facile. A volte è stata davvero dura, ma ho un ottimo gruppo di persone intorno a me. Mi hanno spronato quando ero giù“.

Parole che svelano il lato umano di un calciatore che, a 23 anni, ha dovuto gestire la frustrazione della panchina con la professionalità di un veterano. La fiducia di Pep è stata la sua benzina, e la prestazione di Wembley la prova che il City, dietro il titolare inamovibile, ha un portiere “fatto in casa” pronto a tutto.