Il Manchester City mette in bacheca il 19° trofeo dell’era Guardiola, ma a Wembley, dopo il fischio finale, la cronaca del campo ha lasciato rapidamente spazio alla geopolitica del calcio europeo. Nonostante la delusione ancora fresca per l’eliminazione dalla Champions League, Pep ha scelto il momento del trionfo domestico per lanciare un messaggio chiaro, destinato a far tremare i centralini di Madrid e Barcellona.
Il Fattore O’Reilly e il 19° Sigillo
Prima delle parole, c’è stata la sostanza. Il City ha regolato l’Arsenal di Arteta con un 2-0 che porta la firma d’autore di Nico O’Reilly. La doppietta del talento classe 2005 non è solo una vittoria di coppa, ma la conferma che il ricambio generazionale di Guardiola continua a produrre frutti d’oro. Per il tecnico catalano si tratta del diciannovesimo titolo dal suo arrivo in Inghilterra nel 2016: una media spaventosa che rasenta i tre trofei a stagione.
“Arsenal tra le migliori, insieme a Bayern e Barça”
A colpire i media, però, è stata la “griglia” di eccellenza stilata da Pep durante i festeggiamenti:
“Festeggiamo con gioia perché, insieme al Bayern Monaco e forse anche al Barcellona, l’Arsenal è la migliore squadra d’Europa.”
L’elogio ad Arteta è sincero, ma è l’omissione a fare notizia. In Spagna, il quotidiano silenzio mediatico si è trasformato in un boato: nella lista di Guardiola non c’è il Real Madrid.
La “vendetta” di Pep
È difficile leggere queste dichiarazioni come una semplice dimenticanza. Solo pochi giorni fa, i Blancos eliminavano il City dall’Europa, infliggendo a Guardiola una ferita ancora aperta. Includere l’Arsenal (battuto stasera) e il Barcellona (lontano dai fasti di un tempo, ma nel cuore di Pep) escludendo chi lo ha appena battuto sul campo internazionale, sa di mossa psicologica studiata.
Mentre Barcellona sorride per l’omaggio dell’ex tecnico, Madrid interroga il “silenzio” di Pep. Ma per i tifosi del City, poco importa: la Carabao Cup è ancora una volta blu, e il regno di Guardiola in Inghilterra non sembra conoscere tramonto.
