John Terry e le tempeste mediatiche: un binomio che sembra non conoscere fine. Questa volta, però, il terreno dello scontro non è il rettangolo verde di Stamford Bridge, ma i pixel scivolosi di Instagram. L’ex capitano del Chelsea e della Nazionale inglese è finito al centro di un polverone politico dopo aver apparentemente sostenuto le posizioni radicali di Rupert Lowe, membro del Parlamento e fondatore del movimento Restore Britain.
Secondo quanto ricostruito da The Athletic, Terry avrebbe commentato un post di Lowe che invocava il divieto nazionale del burqa e la rimozione delle traduzioni in bengalese nelle stazioni della metropolitana di Londra (citando esplicitamente Whitechapel). Il contenuto del messaggio di Terry? Tre emoji di applausi e la bandiera dell’Inghilterra.
Nonostante il commento sia stato rimosso meno di un’ora dopo la sua pubblicazione (intorno alle 15:30 di oggi), lo screenshot ha fatto il giro del web, scatenando reazioni furiose.
Il silenzio del Chelsea e il ruolo di tutor
Il tempismo non potrebbe essere peggiore. Dal 2021, Terry ricopre un ruolo di consulenza part-time nell’Academy del Chelsea. Il suo compito è quello di fare da mentore e tutor per i giovani calciatori, molti dei quali provenienti da contesti multiculturali e di diverse fedi religiose.
Mentre il club ha scelto la via del “no comment” e l’entourage dell’ex difensore si è chiuso nel silenzio, nell’ambiente del calcio inglese ci si interroga: può un simbolo globale, incaricato di educare le nuove leve, esporsi su temi così divisivi e discriminatori?
