Il Manchester United volta pagina per l’ennesima volta. Dopo appena quattordici mesi e una serie infinita di delusioni, l’avventura di Ruben Amorim all’Old Trafford è giunta al capolinea. Un fallimento che non è solo figlio del sesto posto in classifica o di un record di vittorie desolante, ma di una rottura diplomatica diventata insanabile nelle ultime 24 ore.
Il tecnico portoghese paga a caro prezzo lo sfogo di Elland Road, dove dopo l’1-1 contro il Leeds aveva messo sotto accusa la dirigenza, rivendicando con forza un ruolo diverso da quello assegnatogli. La decisione, ufficializzata dal club alle 11:08 di questo lunedì, affida momentaneamente la squadra a Darren Fletcher, in attesa di capire se i Red Devils cercheranno un traghettatore o aspetteranno l’estate per un nuovo profilo permanente.
I numeri del fallimento: il peggior record dell’era moderna
Le statistiche di Amorim a Manchester descrivono una crisi profonda. Arrivato nel novembre 2024 come l’astro nascente della panchina europea, il portoghese lascia l’Old Trafford dopo 63 partite con appena 24 vittorie: una percentuale di successi del 38%, la più bassa tra i manager fissi del dopo-Ferguson.
Nonostante gli investimenti massicci (oltre 230 milioni di euro spesi per rifare l’attacco), la squadra non ha mai trovato un’identità chiara. Amorim ha faticato a imporre il suo marchio di fabbrica, il 3-4-2-1, dovendo scendere a compromessi tattici con una rosa costruita per altri moduli. Una convivenza forzata che è esplosa definitivamente nel periodo natalizio, quando la dirigenza ha spinto per un ritorno alla difesa a quattro, scatenando la frustrazione del tecnico.
Lo scontro frontale: “Io sono un manager, non un allenatore”
Il licenziamento è arrivato meno di un giorno dopo le durissime dichiarazioni post-Leeds, percepite dai vertici Ineos come un vero e proprio atto di insubordinazione. Amorim non aveva usato giri di parole per attaccare l’ecosistema del club:
“Sono venuto qui per essere il manager del Manchester United, non per fare semplicemente l’allenatore. Se le persone non riescono a gestire le critiche di Gary Neville, dobbiamo cambiare il club. In ogni reparto, dallo scouting alla direzione sportiva, ognuno deve fare il proprio lavoro. Io farò il mio, ma sarò il manager di questa squadra.”
Il riferimento alle divergenze sul mercato — come il mancato acquisto di Emi Martinez, espressamente richiesto dal tecnico — e la gestione delle critiche esterne hanno spinto Omar Berrada e Jason Wilcox a staccare la spina. Lo United ha spiegato la scelta con una nota diplomatica: “Con la squadra al sesto posto, abbiamo preso con riluttanza la decisione che è il momento giusto per un cambiamento, per dare al gruppo le migliori possibilità di successo.”
