Ci sono gol che pesano tre punti e gol che pesano una vita intera. Quello segnato da Edoardo Bove a Vicarage Road, nel 3-1 del Watford contro il Wrexham, appartiene di diritto alla seconda categoria. Al minuto 92, l’ex centrocampista della Roma ha ribadito in rete una palla vagante dopo la traversa di Bola, scaricando in quell’esultanza rabbiosa 472 giorni di attesa, paura e speranza.
Il cerchio si chiude: dalla paura di Firenze alla gioia di Londra
Per Bove, tornato in campo solo un mese fa dopo il terribile arresto cardiaco subito nel dicembre 2024, questa rete rappresenta la vittoria definitiva. Sotto gli occhi di papà, mamma e zia, il classe 2002 è corso verso i tifosi, si è arrampicato sui cartelloni, è caduto ed è risalito: una metafora perfetta della sua vita nell’ultimo anno e mezzo.
Ai canali ufficiali del club, Edoardo ha mostrato tutta la sua commozione: “Sto iniziando a rendermi conto di cosa è successo. Ho sognato questo gol per settimane, lo immaginavo all’incrocio, ma la realtà è stata ancora più bella. Questo gol è per la mia ragazza: senza di lei non ce l’avrei fatta. Tornare a vivere queste emozioni è il motivo per cui amo il calcio.”
Watford, una nuova famiglia firmata Pozzo e Nani
Il trasferimento in Inghilterra, facilitato dal lavoro di Gino Pozzo, del DS Gianluca Nani e dell’agente Diego Tavano, si è rivelato la scelta vincente. In una società che ha sempre creduto nel suo talento, Bove ha trovato l’ambiente ideale per rinascere lontano dalle pressioni, ma circondato da un affetto incredibile.
I tifosi lo hanno adottato immediatamente, dedicandogli uno striscione che recita: “Anche se hai lasciato Roma, non camminerai mai solo“. Un legame fortissimo, suggellato dalla presenza a bordocampo di 20 rappresentanti del gruppo Roma London, arrivati per riabbracciare il loro “cane malato”.
L’abbraccio del mondo del calcio
La gioia di Bove ha scavalcato i confini di Vicarage Road. Appena finita la partita, il suo telefono è stato inondato di messaggi dai vecchi compagni della Roma e della Fiorentina. Quel giallorosso che veste oggi a Watford sembra un segno del destino, un ponte tra il passato e un futuro che è tornato a splendere.
Edoardo è tornato, il suo cuore corre di nuovo forte. E con lui, oggi, esulta tutto il mondo del calcio.
